Giulio D’Anna: Riflessioni post Fidelity Project, di Frauke Requardt and Freddie Opoku Addaie

Come si fa ad avere una bella macedonia fresca senza dover lavare la frutta, sbucciarla, mondarla dei semi, condirla e lasciarla riposare in frigorifero?

Io adoro la panna montata. La panna ha bisogno di essere comprata fresca, e deve essere montata in un recipiente pulitissimo, asciutto e freddo. Poi ci vogliono dei buoni minuti di frusta e l’avambraccio duole un po’.

Mi piace viaggiare in auto. L’auto mi costa più o meno un anno di salario, devo continuamente investire in benzina e controlli, manutenzione e pulizia, e ore per trovare il parcheggio.

Mi piace il pop corn, lo voglio. Ma come si fa a mangiarlo evitando il “violento” processo di surriscaldamento ed esplosione di ogni singolo chicco di mais?

Mi piace stare con te, ma come faccio a conoscerti, a percepire dove inizi tu e dove finisco io se non tiro la tua pelle un po’? Come faccio a sapere quanto di te posso sopportare se non ti permetto di andare oltre la mia zona di comfort? Fino a che punto mi posso spingere con i miei scherzi, i miei baci, le mie attese, le mie assenze ed i miei pensieri? Chi ha mai detto che l’amore fosse una questione di esclusive sessioni di carezze con i petali di rose? L’amore con la sua fame divoratrice ci spinge oltre i limiti di noi stessi e dell’altra persona e continua così come test di controllo qualità infinito.

Non si può mangiare il popcorn senza che ci sia prima deflagrazione.

E allora deflagriamo e non importiamocene dei botti. E delle botte. Deflagriamo.

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